Guillermo del Toro ha finalmente liberato la sua ossessione di una vita: il Frankenstein di Mary Shelley riportato in vita con la cupa grandiosità barocca che solo lui sa evocare. Oscar Isaac interpreta l’ambizioso Victor Frankenstein, la cui ricerca di sfidare la morte oscilla tra genialità e follia, mentre Jacob Elordi dà corpo alla Creatura, una figura tragica sospesa tra innocenza, furia e desiderio. Ambientata nel 1857, la storia segue l’infanzia di Victor, le sue ambizioni scientifiche e le inquietanti conseguenze della creazione della vita.
Del Toro, noto per il suo meticoloso racconto visivo, stratifica la narrazione con bellezza gotica, immagini grottesche e profondità emotiva che invitano il pubblico a percepire il peso dell’ossessione. La critica ne ha elogiato l’arte, sebbene alcuni abbiano rilevato problemi di ritmo.
Frankenstein arriverà al pubblico prima in sale selezionate e poi su Netflix, con un’uscita cinematografica limitata fissata per il 17 ottobre 2025, seguita da un lancio in streaming globale il 7 novembre di quest’anno.
Una creazione tragica riportata in vita
Del Toro esplora le conseguenze del giocare a fare Dio attraverso una lente profondamente umana. Victor Frankenstein, brillante ma egocentrico, spinge i confini della scienza, creando un essere la cui esistenza mette in discussione moralità, empatia e limiti della comprensione. Jacob Elordi trasforma la Creatura in una figura di pathos e potenza, mettendo in risalto la solitudine e il desiderio che animano il racconto originale di Shelley.
Le interpretazioni di supporto di Mia Goth nel ruolo di Elizabeth Lavenza, Christoph Waltz in quello di Henrich Harlander e Charles Dance in un ruolo non rivelato aggiungono strati di intrigo e risonanza emotiva, conferendo alla storia una dimensione umana compiuta.
Lo stile gotico del film risplende in ogni inquadratura, dai set riccamente dettagliati al trucco e ai costumi complessi che fondono bellezza e grottesco. Temi come isolamento, ambizione e ricerca dell’identità attraversano la narrazione, rendendola tanto emotivamente coinvolgente quanto visivamente ipnotica.
Benché alcuni critici abbiano segnalato la lunghezza e il ritmo del film, la visione artistica di del Toro, unita a interpretazioni straordinarie, consacra Frankenstein come un traguardo fondamentale che onora il classico di Shelley e lo reimmagina per una nuova generazione.